Con l'ordinanza n. 22968 del 9 luglio 2026, la Corte di Cassazione ha ribadito i principi in materia di motivazione della sentenza nelle controversie relative all'accertamento sintetico, soffermandosi sul dovere del giudice di valutare in concreto le allegazioni e gli elementi probatori offerti dal contribuente.
La Suprema Corte ha affermato che ricorre il vizio di motivazione apparente quando il giudice, pur richiamando i principi di diritto applicabili, omette di esaminare le specifiche contestazioni formulate dalla parte e la documentazione prodotta a sostegno delle proprie difese, limitandosi ad affermazioni apodittiche circa l'assenza di prova contraria. Una simile motivazione, infatti, non consente di ricostruire il percorso logico-giuridico seguito per giungere alla decisione e determina la nullità della sentenza.
Nel caso di specie, la Commissione Tributaria Regionale della Campania aveva rigettato il ricorso del contribuente senza confrontarsi con le puntuali deduzioni difensive. Secondo la Cassazione, tali elementi avrebbero richiesto un esame concreto e non potevano essere superati mediante un generico richiamo all'insufficienza della prova contraria.
La Corte ha inoltre ribadito che il giudice non può limitarsi ad enunciare il risultato della propria valutazione, ma deve illustrare il percorso cognitivo che lo ha condotto alla decisione, così da consentire alle parti e al giudice dell'impugnazione di verificare la correttezza e la logicità del ragionamento seguito.
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